VITIGNI :: Caratteristiche
  
A causa delle forti pendenze, l’agricoltore valtellinese ha provveduto alla realizzazione di circa 1200 km di muretti a secco per terrazzare i pendii esposti al sole.
Su questi terrazzi, il Nebbiolo, localmente chiamato “Chiavennasca” viene coltivato con una densità che varia dai 4000 ai 5000 ceppi per ettaro; è stato adottato un sesto d’impianto con una distanza media tra i filari di 150 cm e tra le viti di 140 cm (sistema tradizionale - a ritocchino - in linea di massima pendenza) e dai 210 ai 90 cm (nuovi impianti gradonati "giropoggio"). I filari, per godere della massima insolazione, sono disposti nel senso della massima pendenza.
Sul filare la vite è potata a guyot modificato ad archetto con capo a frutto a 60 cm da terra ed è sorretta da un palo, un tempo di castagno, oggi di calcestruzzo.
Attraverso i tempi la viticoltura locale non ha subito variazioni sostanziali in quanto a vitigni: rara eccezione rispetto ad evoluzioni che talune zone tipiche hanno sviluppato, sia nel passato, ma soprattutto nel più recente periodo postbellico.
Ciò a confermare la validità delle scelte e degli orientamenti di un tempo, oltre alla specifica vocazione della natura dei viticoltori, alla produzione di vino rosso.
Una viticoltura che non basa le sue scelte verso i classici vini internazionali ma che basa la sua forza su di un vitigno nobile, difficile, capace di esprimere il valore della vigna e del vignaiolo.
 
I vitigni valtellinesi sono: PIGNOLA - ROSSOLA - BRUGNOLA - NEBBIOLO
 
Occorre rimarcare come il vitigno Chiavennasca risulti essere come origine un nebbiolo (fenotipo Chiavennasca), acclimatatosi ottimamente in Valtellina dopo un certo tempo dalla sua introduzione: pertanto la Chiavennasca ha alle spalle tutta l'aristocraticità che la sua origine le concede, quale padre di una folta schiera di vini di classe e di fama quali il Barolo, il Barbaresco, il Gattinara.
Gli altri tre vitigni locali citati concorrono, in quantità assai limitata, alla formazione dei vini tradizionali, siano essi comuni da pasto, che di gran qualità.
 
IL CLIMA
 
Tra le caratteristiche di questa meravigliosa terra, il posto di privilegio spetta sicuramente alla sua particolarissima posizione geografica.
La valle percorsa dal fiume Adda si evolve da EST a OVEST, racchiusa a NORD dalle Alpi retiche ed a SUD dalle Prealpi orobiche, ad EST dal gruppo dell’Adamello e dello Stelvio, ad OVEST dal lago di Como. Indubbiamente possiamo pertanto parlare di un microclima valtellinese, visto che è protetta dalle perturbazioni e dai venti freddi del NORD e da quelli caldi ed umidi del SUD. Gli importanti fenomeni di ventilazione dati dalle correnti d’aria ascensionali e discensionali, l’influenza mitigatrice del lago di Como, le forti precipitazioni temporalesche ben distribuite lungo tutto il corso dell’anno, la considerevole luminosità data dall’esposizione a SUD, fanno si che in un territorio in apparenza ostile alla coltivazione della vite diventi punto di forza della viticoltura valtellinese.
  
IL TERRENO
 
Il suolo è nato in parte dalla degradazione della roccia madre ed in parte per riporto dall’agricoltore valtellinese nel corso dei secoli.
Il suolo delle vigne, quella parte del terreno che interagisce coll’apparato radicale delle piante, non è certamente omogeneo: abbiamo comunque alcuni parametri simili. Un pH basso (4.0 – 5.5) , uno scheletro abbondante, una forte presenza di sabbia, generalmente poco profondi (anche solo 20 - 30 cm).
La presenza di sostanza organica ed humus è variabile: dipende certamente dal corretto piano agronomico, dalla profondità del terreno, dalle pendenze, dall’esposizione…
Importanti diventano pertanto le strategie di intervento di ogni singolo agricoltore: una corretta calcitazione che, senza stravolgere l’equilibrio raggiunto, possa permettere una lieve diminuzione dell’acidità e permetta una maggiore ritenzione dei microelementi (altrimenti persi per eluviazione), un ridotto apporto di N e solo se necessaria una distribuzione K e P, così da reintegrare quanto asportato dalla vendemmia e dalla potature.
E’ soddisfacente l’equilibrio tra i microelementi assimilabili: non si sottolineano particolari carenze.
Un terreno pertanto povero, arido, impervio, ma che grazie all’abbondante insolazione, alla presenza dei numerosi temporali estivi che escludono lo stress idrico e a tutti quei fattori che determinano il nostro “terroir” permette la crescita non solo della vite ma soprattutto del nebbiolo, vitigno da tutti considerato difficile, ancor più del Pinot Nero.
 
LA VALTELLINA
 
La Valtellina, solcata dal fiume Adda, è posta in una caratteristica e particolare posizione geografica: essa, infatti, è la valle più a nord della Lombardia, area che sovrappone i propri confini con quelli della Svizzera. Da un’altitudine di 150 m s.l.m. raggiungono i 3800 m s.l.m. delle cime più alte.
L’agricoltura è parte fondamentale dell’economia valtellinese, dando una spinta importante al settore turistico, elemento trainante di un sistema economico dall’equilibrio delicato.
La Zootecnia, la frutticoltura, la coltivazione della vite, i piccoli frutti, l’apicoltura sono la parte fondamentale del comparto agricolo, numerosi piccoli artigiani sorreggono lo sviluppo delle poche industrie che sono presenti soprattutto tra Sondrio ed il lago di Como. Il comparto turistico, con i suoi 2.000.000 di posti letto\anno è ben distribuito su tutta la valle, da Madesimo a Livigno, da Bormio a Chiavenna offrendo una ristorazione di ottimo livello, impianti sciistici eccezionali e strutture di ogni tipo per tutte le fasce di età.

La viticoltura, è al limite delle possibilità consentite dalla natura. Si può ben dire che oltre le vigne valtellinesi non c'è altro che la montagna, sempre più alta ed imponente, che costituisce la fascia alpina che la separa dalla Svizzera.
La vite in Valtellina si estende lungo una fascia di circa 40 Km ripartita sul versante nordico della valle (Retico) da Ardenno a Tirano, su due esigue pendici del versante sud (Orobico) nei comuni di Albosaggia e Villa di Tirano, su quasi tutto il fondo della Val Chiavenna, del Morbegnese, sui pendii del versante retico, da Dubino a Dazio, sul fondo valle del versane orobico, da Colorina a Stazzona ed in alta Valtellina tra Sernio e Grosio.
 
CENNI STORICI
 
La Strada della Valtellina è certamente antica: il ritrovamento dei primi reperti archeologici, rinvenuti in tutta la valle (anche nei nostri vigneti !) risalgono all’età preistorica. I Romani se ne impossessarono pochi decenni prima della nascita di Cristo, trovando tracce della presenza dei Galli, dei Liguri e degli Etruschi. Crearono numerosi paesi così da dominare l’intera valle e da controllare le vie alla volta del NORD. Arrivarono i Longobardi, Venezia, i Grigioni, gli Austriaci: tutti rispettarono la Valle ed i Valligiani ed apportando importanti novità. Tutti apprezzarono la vite ed il suo magnifico prodotto. Chi percorre la Valtellina, infatti, rimane colpito dalla lunga teoria di terrazzi che gli si affacciano dal versante retico della valle.
Su tali terrazzi, edificati con millenario lavoro, prospera da secoli la Chiavennasca . La sua coltura in Valtellina risale probabilmente ai Liguri ed agli Etruschi che costituirono i primi insediamenti nella valle, anche se recenti scoperte di reperti archeologici, tra i quali una pietra sacrificale rinvenuta nella località "CAVEN" a Tresenda, datano la presenza umana a molto tempo prima.
Citazioni e testimonianze sono pervenute ai nostri giorni soprattutto da storici scrittori latini, quali Catullo, Marziale, Columello, Svetonio, Strabone, Plinio il Vecchio ed in tempi più recenti da Virgilio ("...Et quo te carmine dicam Rhaetica?" Virgilio - "Georgiche") e Leonardo da Vinci ("Voltolina, com'è detto, valle circumdata d'alti e terribili monti, fa vini potenti e assai" Leonardo da Vinci - "Codice Atlantico") che ne parlarono con ampie lodi, ovviamente citando il nome "retico" originato dalle montagne che ne ospitano, sulle loro pendici, le coltivazioni.
Il prodotto ha sempre visto una grande destinazione verso paesi esteri del centro Europa e dell'Europa Orientale; ciò sia per ragioni geografiche, che storico-politiche.
Documenti comprovano i rapporti commerciali avuti con la Svizzera e la Cecoslovacchia, la Germania e persino con la Francia.
Tale commercio con l'estero si realizzava attraverso il passo del Maloja per l'Engadina, attraverso il passo dello Spluga per la valle del Reno e attraverso i passi della zona di Bormio per la Germania.
  Casa Vinicola Pietro Nera Srl
  Via IV Novembre, 43 - Chiuro SO Italy
 

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