La Valtellina

La Valtellina è la valle più a nord della Lombardia e si estende da est a ovest solcata dal fiume Adda; da un’altitudine di 150 m s.l.m. del fondovalle si raggiungono i 3800 m s.l.m. delle cime più alte. 

I Terrazzamenti

La natura ha messo a disposizione dell’uomo una parete rocciosa apparentemente inadatta all’agricoltura, cosa che porterebbe all’abbandono del luogo. L’uomo ha però sfruttato a proprio vantaggio la situazione costruendo terrazzamenti sostenuti da muretti in sasso a secco per rendere il luogo adatto alla coltivazione della vite. 
Il profilo del versante Retico della valle è perciò stato trasformato dall’uomo con la costruzione di ben 2500 km di muretti, che fanno della Valtellina la più grande area viticola terrazzata d’Italia. 

Il Clima

 

La particolare posizione geografica della Valle, racchiusa a nord dalle Alpi retiche, a sud dalle Prealpi orobiche, a est dal gruppo dell’Adamello e dello Stelvio e a ovest dal lago di Como, la protegge dalle perturbazioni e dai venti freddi del nord e da quelli caldi ed umidi del sud; possiamo pertanto parlare di un microclima valtellinese. Gli importanti fenomeni di ventilazione dati dalle correnti d’aria ascensionali e discensionali, l’influenza mitigatrice del lago di Como, le forti precipitazioni temporalesche ben distribuite lungo tutto il corso dell’anno, la considerevole luminosità data dall’esposizione a sud, fanno si che un territorio in apparenza ostile alla coltivazione della vite, diventi punto di forza della viticoltura valtellinese. 

 

Il Terreno

 

Il suolo è nato in parte dalla degradazione della roccia madre ed in parte per riporto dall’agricoltore valtellinese nel corso dei secoli. Il suolo delle vigne, quella parte del terreno che interagisce coll’apparato radicale delle piante, non è certamente omogeneo ma ci sono comunque alcuni parametri simili: un pH basso (4.0 - 5.5), uno scheletro abbondante, una forte presenza di sabbia e una scarsa profondità (anche solo 20 - 30 cm). La presenza di sostanza organica e humus è variabile e dipende certamente dal corretto piano agronomico, dalla profondità, dalle pendenze e dall’esposizione del terreno. Importanti diventano pertanto le strategie di intervento di ogni singolo agricoltore: una corretta calcitazione che, senza stravolgere l’equilibrio raggiunto, possa permettere una lieve diminuzione dell’acidità, una maggiore ritenzione dei microelementi (altrimenti persi per eluviazione), un ridotto apporto di azoto e, solo se necessaria, una redistribuzione di potassio e fosforo, così da reintegrare nella vite quanto asportato dalla vendemmia e dalle potature. E’ soddisfacente l’equilibrio tra i microelementi assimilabili: non si sottolineano particolari carenze. Un terreno pertanto povero, arido, impervio, ma che grazie all’abbondante insolazione, alla presenza dei numerosi temporali estivi che escludono lo stress idrico e a tutti quei fattori che determinano il nostro “terroir” permette la crescita non solo della vite ma soprattutto del Nebbiolo, vitigno da tutti considerato difficile, localmente chiamato Chiavennasca dal dialetto “ciuvinasca”, ossia il più adatto ad essere trasformato in vino.

 

Una lunga tradizione enologica e una selezione di vini bianchi, rossi, passiti, spumanti e grappe

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